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          Il 1900

 


 

Il grande fervore con il quale sono stati approntati i profondi ammodernamenti nella vita sociale sammarinese a fine del XIX secolo, non devono celare le persistenti difficoltà economiche del paese ad inizio del XX. La fonte primaria di impiego per la popolazione era l'attività agricola, che peraltro soffriva di un pesante sottosviluppo che la rendeva dunque inefficiente. Le attività industriali mancavano del tutto. Questo ci porta a dire che la scarsezza dei mezzi di sostentamento, oltre a mantenere la popolazione al minimo livello di sussistenza, stava di fatto aumentando il tasso di disoccupazione della nazione. Ragion per cui verso il 1880 iniziarono i primi ingenti movimenti emigratori verso gli Stati Uniti, Francia e Svizzera, di intere famiglie sammarinesi. Prima ancora di tale data l'emigrazione assumeva forme più locali e a carattere stagionale.

All'inizio del XX secolo la situazione era simile, se non peggiore. Echi di scontentezza popolare cominciavano sempre più ad elevarsi in segno di protesta contro la mancanza di tutela nei confronti dei ceti inferiori, e soprattutto contro l'insufficiente coinvolgimento di tali ceti nella vita politica e sociale del paese. Non a caso nascono in questi anni le prime figure del socialismo sammarinese impegnate nel propagare ideali di democraticità. Figura eminente è Pietro Franciosi, che tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 propose una rivalutazione dell'impegno popolare decidendo di contrastare il persistente regime oligarchico. Il tentativo di indire un referendum fu posto dai socialisti come soluzione al problema dell'ingessamento del potere. Però con delibera dell'8 novembre 1902 il Consiglio respinse l'iniziativa, che consisteva nell'affidare maggiore potere all'Arengo, che dall'introduzione del regime oligarchico aveva perso il suo potere decisionale.

Emigranti Sammarinesi in Svizzera

La svolta decisiva avvenne nel 1906, quando il 25 marzo, i capifamiglia dell'Arengo si riunirono nella Pieve per una seduta straordinaria. Un'ampia maggioranza dei partecipanti decise di contrastare l'antico regime. Il dado era ormai tratto; il popolo deciso a riprendersi la sua sovranità.

Il 1906 fu dunque l'anno che vide le prime elezioni politiche della storia sammarinese, fissate dai Capitani Reggenti in data 10 giugno, come trionfo della volontà popolare. Sebbene potessero votare unicamente i capifamiglia ed i laureati, rappresentava la prima vera libertà di espressione politica del popolo. L'occasione segnò la quasi scontata affermazione delle forze democratiche (socialisti, repubblicani, ed altri) nei confronti delle forze conservatrici; come poteva essere altrimenti? Il segnale del cambiamento fu chiaro quando l'appellativo di Consiglio Principe e Sovrano, risalente al 6 aprile 1862, venne mutato in Consiglio Grande e Generale: fulgido testimone del rinnovo democratico del paese, poichè come è già stato abilmente osservato, sovrano è solamente il popolo.

I nuovi Capitani Reggenti, dopo l'Arengo del 1906

La graduale separazione di visioni tra socialisti e forze cattoliche, riunite nel 1906 nel medesimo partito, emergerà con chiarezza nelle elezioni del 1909, nelle quali i cattolici avranno la meglio.

Le vicende della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) vedono San Marino inviare sul fronte, in difesa dell'amica Italia, volontari combattenti ed un ospedale da campo nel 1917. La vita politica del paese risentì pesantemente delle conseguenze della Prima Guerra Mondiale: difficoltà economiche ed instabilità politiche furono problemi all'ordine del giorno.

Il periodo di fragilità politica cessò di colpo con le elezioni del 4 marzo 1923 che vide il partito fascista sammarinese uscire vittorioso dalle urne. Per un ventennio il partito fascista operò incontrastato sulla scena politica. Si ricordano di quell'epoca le grandi opere pubbliche tra le quali: la ferrovia collegante San Marino a Rimini del 1932, il palazzo delle poste del 1932; il teatro Titano del 1941; l'ospedale della misericordia del 1941 ed infine l'Ara dei volontari edificata nel 1927, in memoria dei 140 sammarinesi che tra il 1843 ed il 1914-1918 combatterono per le sorti dell'Italia. Tutte le opere sono a tutt'oggi esistenti, tranne la ferrovia che come vedremo fu distrutta da un bombardamento alleato a fine guerra.

San Marino, terra di rifugio

Durante il periodo della seconda guerra mondiale, 1939-1945, San Marino mantenne lo stato di neutralità nei confronti dei belligeranti; il che le valse la fama di ameno rifugio dagli orrori della guerra per migliaia di profughi italiani. Una stima li fa ammontare a circa centomila. Unica incresciosa testimonianza del conflitto è il già citato bombardamento aereo britannico del 26 giugno 1944 che distrusse la ferrovia, oltre che falciare 63 vite.

I Danni provocati dal bombardamento del 26 giugno 1944 in San Marino Città

Con la caduta del partito fascista sammarinese il 28 luglio 1943, il paese fu governato per due anni da un'amministrazione mista, sorta di rappresentante delle aree politiche democratiche. Infine furono le elezioni del 11 marzo 1945 a sancire l'ascesa al potere di partiti di sinistra, e questo fino al 1955. Al governo eletto nel 1957, composto invece da democristiani e socialisti democratici, si deve l'importante riconoscimento del diritto di voto, concesso alle cittadine sammarinesi (legge del 23 dicembre 1958); facoltà pienamente entrata in vigore il 1 gennaio 1960.

La linea ferroviaria San Marino-Rimini

Nel 1973, grazie all'elezione di un governo democristiano e socialista, la legge dell'11 settembre 1973 parifica i diritti tra uomo e donna per quanto riguarda l'accesso alle cariche pubbliche e politiche.

 

 

 

Il 1800 e l'epica garibaldina



 

testo e cartine Riccardo Bombardini
impag. Robert Gasperoni
fotografie cortesia della AIEP Editore.